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OMBRIES 

Ombre che definiscono la realtà

 

Ombre alla ricerca della propria tridimensionalità, del proprio spazio in un orizzonte non definito. Ombre che si muovono solitarie come piccoli mondi e dopo essersi specchiate diventano universi, collettività. Ombre che riescono a dare un senso agli oggetti, indentificandone la forma.

ÙTOL con il progetto OMBRIES vuole trasformare l’entità quasi metafisica delle ombre, la loro sfuggente caducità, in una realtà esteriorizzata, percepibile. Se Platone, nel suo mito della caverna considerava le ombre come le parvenze sensibili delle cose, la ceramica che le rappresenta vuole riconoscerne la dignità autonoma, la valenza di rappresentazione della reale natura dell’essere umano. L’ombra di queste figure dipinte a mano viene manipolata in modo da richiamare quello che non si vede, ma che a diversi piani di lettura ne suggerisce la presenza.

Lo storico dell’arte Ernst H. Gombrich considera le ombre come qualcosa di incorporeo che diventa reale solo perché può essere guardato e quindi rappresentato figurativamente: “Esiste una somiglianza richiesta fra l’oggetto e la sua ombra, ma sappiamo anche che le ombre possono essere manipolate in modo da suggerire quello che non esiste”.

Nel progetto OMBRIES non sono le ombre che somigliano agli oggetti, ma viceversa; ad essere manipolato non è il proprio contorno, ma quello dello spazio nel quale sono racchiuse e con il quale muovendosi dialogano.

Ci sono situazioni in cui, per quanto effimera e sfuggente, è proprio la presenza dell'ombra a testimoniare la solidità di un oggetto, perché ciò che proietta ombra deve essere reale, come le figure ritratte e le relazioni tra loro. Ed è in questo approccio che OMBRIES ha anche la valenza di un progetto intimamente politico, diretto ad educare lo sguardo all’alterità, a riconoscere una dimensione che supera il visibile e che proietta l’anima reale dell’essere umano.

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OMBRIES 

di Flavio Rossi e David Romelli per Ùtol 

 

esplora il rapporto tra luce, forma e identità: non più semplici proiezioni degli oggetti, le ombre si fanno presenze vive che dialogano con lo spazio, si muovono, si riflettono e si trasformano in universi collettivi. Attraverso la ceramica, materia densa e tangibile, ÙTOL dà corpo a ciò che è impalpabile, riconoscendo nell’ombra una rappresentazione autentica della natura umana.

                                                        EDIT Napoli 

                                             MUSA Chiara Verde Centioni

                                                         PH Francesco Marano

                                                                               ELLER STUDIO 

                                                             Grazie a Federico Firoldi 

                                                                                Manrica Rotili

                                                                               Romina Bassu